Posizioni in calo dopo lo spam update di Google: cosa controllare prima di cambiare tutto
Se negli ultimi giorni hai visto muoversi le visite del tuo sito, non sei il solo: lo spam update di Google di settembre si è chiuso l'8 ottobre e il 24 ottobre i tracker di settore hanno registrato un'altra ondata di volatilità, questa volta non confermata. Prima di toccare il sito, conviene capire cosa è successo davvero e cosa invece è solo rumore.
Cosa è successo, con le date
Secondo Search Engine Roundtable, lo spam update di settembre 2026 è partito giovedì 24 settembre e si è concluso l'8 ottobre, dopo circa due settimane. Google aveva annunciato che avrebbe potuto richiedere "fino a due settimane" e che riguardava tutte le lingue e tutte le località: lo ha definito un normale spam update. Google non ha detto quale percentuale di ricerche sia stata toccata.
Le oscillazioni osservate dai tracker, per lo stesso sito, sono state tre: dal 25 al 27 settembre, il 30 settembre e tra il 4 e il 6 ottobre. Attenzione: questa suddivisione in "ondate" viene dai dati dei tracker e dalle segnalazioni dei proprietari di siti, non da una comunicazione di Google.
Poi, il 24 ottobre, molti strumenti di monitoraggio hanno mostrato una forte volatilità. Chi ha scritto la notizia ritiene probabile una modifica al ranking tra venerdì e sabato, ma è una sua deduzione: Google non ha confermato nulla. Lo stesso articolo segnala che i tracker di terze parti sono stati poco affidabili per circa un mese, anche se molti dicono di aver risolto i problemi. Quindi anche il dato sulla volatilità va preso con prudenza.
Cosa fa, in concreto, uno spam update
Uno spam update non premia i contenuti "migliori": abbassa o toglie dai risultati i siti che violano le regole sullo spam. Google lo scrive chiaramente nella sua documentazione: i siti che violano le norme possono posizionarsi più in basso o non comparire affatto. Riguarda quindi pratiche come contenuti generati in massa senza valore, link comprati, pagine create solo per ingannare i motori di ricerca.
Se il tuo sito è pulito, un calo concomitante ha quasi sempre altre cause. E se invece è toccato, Google avverte che il recupero può richiedere molti mesi e che farà aggiornamenti periodici: non esiste un pulsante per tornare indietro in una settimana.
Primo controllo: il calo è reale?
Prima di concludere che è colpa di Google, verifica con i tuoi dati, non con quelli di un tracker:
- Search Console, Rendimento: confronta almeno 28 giorni con i 28 precedenti, filtrando per Paese Italia. Un calo di impressioni è un segnale diverso da un calo di click;
- Stagionalità: molte attività hanno cicli prevedibili. Confronta con lo stesso periodo dell'anno scorso, non solo con il mese precedente;
- Pagine, non sito intero: se perdi posizioni su 3 pagine su 200, non è un problema di dominio, è un problema di quelle pagine;
- Tracciamento rotto: un tag di Analytics saltato dopo un aggiornamento del sito produce cali di visite che non esistono nei risultati.
Secondo controllo: il sito rispetta le regole?
Se il calo è reale e coincide con le date dell'update, leggi le norme anti-spam di Google con onestà, pagina per pagina, e chiediti se qualcosa del tuo sito ci rientra. I casi più comuni nelle piccole aziende non sono truffe, sono scorciatoie:
- decine di pagine quasi identiche, per esempio una per ogni città con lo stesso testo e il nome della città cambiato;
- articoli prodotti in serie con l'AI e pubblicati senza revisione né informazioni proprie;
- link acquistati da agenzie o da elenchi che promettono "backlink garantiti";
- testo nascosto o stipato di parole chiave.
Se trovi qualcosa del genere, la correzione è togliere o riscrivere, non aggiungere altro. Dopo, ci vuole pazienza: i tempi sono quelli di Google, non i tuoi.
Cosa non fare
Il 24 ottobre non è un evento confermato. Riscrivere il sito, cambiare consulente o acquistare altri link a pochi giorni da un'oscillazione è il modo più rapido per aggiungere problemi a un calo che magari è già rientrato. Aspetta qualche settimana di dati puliti prima di decidere, e cambia una cosa per volta, annotando la data: altrimenti, tra un mese, non saprai cosa ha funzionato.
Un dato in più: i click delle AI restano invisibili
C'è una seconda causa possibile di calo di visite che nessuno strumento ti mostra bene. Il 15 ottobre Google ha aggiornato la posizione dei link dentro AI Overviews e AI Mode, con più link nelle risposte e alcuni in evidenza in alto, ma non ha introdotto dati sui click: interpellata da Search Engine Roundtable, ha risposto di essere al lavoro con i proprietari dei siti per capire quali informazioni siano più utili e che aggiungerà altre metriche nel tempo. Oggi il report AI di Search Console, secondo quanto riportato, mostra le impressioni ma non click né CTR. Se le visite calano e le impressioni no, il motivo potrebbe stare lì, ma al momento non c'è modo di dimostrarlo.
Cosa fare questa settimana
- Confronta Search Console su 28 giorni, solo Italia, per pagina;
- Se il calo è concentrato su poche pagine, parti da quelle;
- Fai girare il nostro tool di analisi SEO gratuito per escludere errori tecnici evidenti;
- Rileggi le norme anti-spam di Google e confrontale con i contenuti del sito;
- Se non cambia nulla, non fare nulla per due settimane e rimisura.
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Fonti: Search Engine Roundtable (completamento dello spam update, 8 ottobre 2026; volatilità del 24 ottobre, pubblicata il 25 ottobre; aggiornamento dei link in AI Mode e AI Overviews, 15 ottobre 2026).